La mia storia




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La mia storia

Quello che mi terrorizzava era la sua imprevedibilità.

di Daniel R.
Mi chiamo Daniel,
vivo in Italia da una decina di anni, perché sono nato in America, dove ho trascorso l'infanzia e l'adolescenza.
Negli Stati Uniti inizialmente stavo con la mia famiglia adottiva. sono infatti stato adottato quando ero piccolissimo. Non ho mai saputo chi fosse mia madre, ma passerò la vita a domandarmi come sarei stato oggi, se lei mi avesse tenuto con sè.
Invece sono stato adottato. I miei genitori adottivi erano persone benestanti, il mio padre adottivo addirittura un personaggio piuttosto noto nel nostro stato.
La mia mamma adottiva è mancata quando avevo 2 anni: ho un bel ricordo, per quanto annebbiato, di quella donna. Credo avesse voluto un figlio con tutte le sue forze e so che mi voleva molto bene. Papà non ha mai avuto un reale interesse per me. Lui aveva alle spalle già un altro matrimonio, con una donna dalla quale aveva avuto tre figli.
I miei fratellastri avevano almeno dieci anni più di me.
John, il maggiore, Erik il secondo ed Edward il più giovane.
E' stato John a prendersi cura della mia educazione; perché non appena i miei fratelli sono diventati abbastanza grandi, mio padre si è allontanato in un'altra città, coltivando il sogno di diventare un politico di successo.
La mia vita è completamente cambiata dopo che mio padre se ne è andato.

I miei fratelli adottivi, soprattutto i due maggiori, erano due sadici veri e propri.
Mio fratello John, in particolare, traeva piacere dal vedermi soffrire. Nessuno come lui era in grado di farmi sentire totalmente impotente.
Non che fosse particolarmente aggressivo, né violento. Ricorreva alla violenza fisica molto meno di quanto non facesse Erik, il mio secondo fratellastro.
John era spesso gentile ed affabile con me. Aveva modi educati e tutti lo stimavano nella mia famiglia: un giovane uomo di successo, responsabile, intelligente, carismatico.
Il mio padre adottivo si fidava del suo primogenito: la nostra splendida casa gli era stata completamente affidata.
Mio padre non mi ha mai conosciuto davvero. Lui mi aveva affidato a John, assieme alla nostra villa principesca.
John era la persona che io più temevo.
John era il capo.
Quello che mi terrorizzava era la sua imprevedibilità.
Io non potevo sapere come e quando mi avrebbe fatto male, sapevo soltanto che ogni giorno poteva accadere.
John amava confondermi, amava disorientarmi.
Se non potevo prevedere cosa avesse in mente, John era sicuro di potermi colpire e di ottenere il massimo della soddisfazione.
John era un creativo. Lui conosceva una serie infinita di modi per ferirmi.
Io ero il giocattolo preferito del mio fratellastro.
Io avevo soltanto sette anni quando ha iniziato ad ”occuparsi” di me.
John diceva sempre che lui aveva molto a cuore la mia educazione. Tuttavia non perdeva occasione per ricordarmi che non ero suo fratello di sangue.
John sosteneva che io ero il figlio di una prostituta, e che ero stato abbandonato perché io ero un ritardato e lei non mi aveva voluto. Lui mi ripeteva che io dovevo ritenermi molto fortunato se lui si interessava a me.
John non ha voluto che io andassi a scuola. Lui diceva sempre che io ero un ritardato e che i ritardati, non vanno a scuola a sputtanare la loro famiglia.
Io però ho imparato lo stesso a leggere e a scrivere.
Io devo ringraziare Michael per questo.
Michael era uno dei miei vicini di casa. Io l'ho conosciuto quando ero molto piccolo.
Mio fratello per fortuna, mi lasciava uscire senza troppi problemi. Io potevo andarmene in giro tutto il pomeriggio. Michael mi ha conosciuto un pomeriggio, mentre girovagavo da solo per il quartiere.
Per un ragazzino che non ha amici, e che conosce soltanto punizioni e percosse, chiunque può diventare facilmente un amico.
Michael e suo fratello Adam sono stati la mia salvezza.
Se io non li avessi incontrati, io non saprei cos'è una famiglia normale.
Io avrei potuto incontrare chiunque, avrei potuto essere avvicinato da persone male intenzionate, invece ho incontrato loro: Michael ed Adam, e più tardi anche lei: Kristen, la loro sorella.
Quando John si è accorto che io trascorrevo il mio tempo a casa con i miei nuovi amici, all'inizio non mi ha negato il permesso. John ha capito che quella poteva essere una miniera di ispirazioni per i suoi piani perversi.
Lui poteva farmi le richieste peggiori sotto la minaccia di vietarmi di frequentare i miei amici.
Quando John si è accorto che io sapevo leggere, mi ha chiesto di dare a lui una dimostrazione.
Quel pomeriggio me lo ricordo, perché era il giorno dopo quello del mio compleanno.
John ed Erik hanno visto che avevo in mano un libro, ed hanno iniziato a prendermi in giro, perché ovviamente, i ritardati non sanno leggere.
Io ho dovuto leggere davanti a loro, per dimostrare che ne ero capace.
John però ha dovuto insistere, perché io non lo volevo assecondare: io odiavo farmi trattare come il suo animaletto.
Io non gli ho voluto dare subito soddisfazione, e lui alla fine, mi ha fatto leggere in ginocchio, sulla sbarra di ferro che serve per sistemare la legna nel caminetto.
Io mi ricordo che Erik rideva:lui rideva e diceva che il mio libro era noioso mentre leggevo. John allora, mi ha fatto smettere di leggere, per rimproverarmi del fatto che stavo leggendo un pessimo libro (il libro era ”Moby Dick”) .
Erik intanto, si era tolto la cinghia dai pantaloni e l'aveva piegata in due come io ero abituato a vedergli fare.
Io sono stato obbligato a leggere ancora, anche mentre Erik mi picchiava alla schiena con la cintura.
I miei amici si sono accorti solo dopo qualche mese che io prendevo spesso le botte dai miei fratelli.
Io non amavo raccontare a loro quello che succedeva a casa mia, ma certe volte le prendevo così forte che addosso io avevo i segni.
I miei amici volevano proteggermi, io ho sempre chiesto a loro di non fare niente, di non intervenire a difendermi.
Adam però era molto arrabbiato. Lui non tollerava le ingiustizie, ed era uno molto impulsivo. una volta Adam ha addirittura picchiato Erik. Adam e Michael hanno parlato con John tante volte, sempre senza che io fossi presente. La verità era che nessuno dei miei amici immaginava che razza di mostri erano i miei fratelli.
Io ho pagato caro ogni tentativo fatto dai miei amici per difendermi.
Uno degli aspetti che mi hanno più fatto stare male, è stato il modo in cui quotidianamente i miei fratelli riuscivano a farmi sentire, ovvero una specie di oggetto da manipolare. Io ero abituato, ogni giorno, ad essere preso in giro, a subire scherzi crudeli, ad essere picchiato senza un motivo valido.
Mio fratello Erik, era la persona più violenta che io avessi mai conosciuto.
Erik era un tossicodipendente, beveva alcolici, e spendeva tutti i soldi a sua disposizione per i suoi innumerevoli vizi.
Erik non lavorava, non studiava. Trascorreva il suo tempo con i suoi amici pieni di soldi e di vizi, come lui.
Mio fratello maggiore, John, non aveva molta stima di Erik. io avevo spesso la sensazione, che addirittura se ne vergognasse. Ma Erik, soprattutto dopo aver bevuto alcolici in grandi quantità, era per John uno degli strumenti migliori per farmi del male.
Erik mi ha picchiato in tutti i modi in cui si può essere picchiati.
ricordo bene quanto fosse affezionato ad una robusta cinghia di cuoio, che teneva in un cassetto. Io sono stato picchiato centinaia di volte con quella cinghia.
Alcune volte, poi, se piangevo per le botte, mi prendeva a cinghiate fino a che non smettevo. Avevo il terrore di mio fratello Erik: io sentivo i suoi passi e già tremavo.
John lo coinvolgeva sempre quando era in vena di divertirsi con il suo giocattolo.
Una volta sono stato obbligato a bere del brandy fino a che non ho vomitato.
Erik e John mi hanno dato tanti di quei calci da farmi sputare sangue.
Io credevo di aver conosciuto l'orrore, ma non era così.
I miei fratelli mi hanno fatto sentire meno di niente.
Io per molto tempo mi sono domandato che cosa ci fosse in me di sbagliato per aver suscitato tanto disprezzo in queste persone.
John diceva sempre che il mio aspetto, era molto simile a quello di una ragazza. In effetti, la mia magrezza, i capelli biondi, gli occhi chiari, a volte mi facevano credere che avesse ragione lui.
Una volta, John mi ha rasato tutti i capelli, perché pensava, che con i capelli più lunghi, somigliassi ad una bambina.
Io mi sono domandato spesso se, con caratteristiche diverse, sarei stato fatto oggetto di una aggressione come quella che mi è successa e che ha cambiato la mia vita per sempre.
All'età di quindici anni, il ventitrè di aprile, mentre la primavera iniziava, la mia vita è stata spezzata.
mio fratello Edward mi ha invitato a fare un giro in bicicletta. sapevo che John ed Erik non erano in casa, e mi fidavo di Edward, perché da solo non mi aveva dato mai motivo per aver paura di lui. Edward era un debole: avevo talvolta la sensazione che temesse John quanto me. Lui non riusciva a dissociarsi dai piani perversi del fratello, ma partecipava ai suoi giochini solo se era John a chiederglielo. Edward disapprovava le violenze che i suoi due fratelli mi riservavano, ma non ha mai nemmeno fatto nulla per proteggermi.
Edward era un vigliacco, e lo odierò per tutta la mia vita.
Quel maledetto pomeriggio, mi sono fidato di lui, ho preso la bicicletta alla quale tenevo tantissimo e l'ho seguito in mezzo alla foresta, dove Erik e John però, ci hanno raggiunti e si è consumata per me la tragedia che ha distrutto la mia adolescenza, compromettendo per sempre il mio futuro.
John mi ha detto che sospettava una ”relazione” tra me ed i miei amici Adam e Michael.
In seguit, o ho saputo che senza dirmi nulla i miei amici avevano denunciato quello che subivo in cas, a ed il tribunale aveva avviato un'indagine revocando temporaneamente la potestà a mio padre.
John aveva molte conoscenze in quegli ambienti ed aveva saputo tutto quello che i miei amici avevano denunciato.Era furioso.
John sosteneva che i miei amici volessero tenermi a casa con loro perché ”volevano qualcosa in cambio”.
Dopo numerose allusioni che io faticavo a comprendere, John ha accusato i miei due amici di volermi come loro ”fidanzata”.
Me lo ricordo bene; John mi ha chiesto ”da chi ti fai sbattere Danny? ””. Mi ha chiesto: ”sei la loro puttana, Danny? ”.
Io neanche immaginavo che certe cose potevano succedere.
Quando John mi ha fatto mettere in ginocchio, dopo decine di colpi alle gambe, dati con un bastone, ancora io non avevo capito. Io ho capito cosa mi stava succedendo solo quando loro mi hanno spogliato e John mi ha messo le sue dita dentro l'ano. ha detto di voler verificare se fosse intatta la mia ”purezza”.
”Danny è ancora tutto intero” io mi ricordo, che John ha detto a Erik queste parole.
Mio fratello Erik rideva. John intanto, toglieva le dita e metteva il suo pene dentro il mio ano. Io urlavo e John mi teneva stretto una mano alla mia gola.
Io ero tenuto fermo da Erik, e dall'altro mio fratello, Edward. Io non potevo difendermi.
Io sono stato violentato in mezzo alla foresta. Nessuno poteva sentirmi, e sapevo bene che nessuno poteva aiutarmi.
John mi ha detto che lui si era preso quello che gli spettava. Lui ha detto che i miei amici tanto volevano quello da me. John disse che era giusto. John ha detto che se qualcuno doveva fottermi, era giusto che fossero i miei fratelli i primi a farlo.
Erik poi mi ha stuprato con una brutalità che la mia mente non potrà mai cancellare.
Io sono stato chiamato ”bestiolina”, ”puttana”, ”bastardo”.
John mi diceva ”Ti piace, lo so che ti piace, perché sei come tua madre”.
Io ho pianto ed urlato così forte da riuscire a coprire, almeno un po', le frasi volgari dette al mio orecchio.
Ma io non posso cancellare ogni cosa. Io passo notti intere a sentire ripetere le cose terribili che mi sono state dette.
Parole come ”ti spacco” ”ti apro tutto” ”te lo do tutto” sono come le parole di un disco rotto che non riesco a fermare.
Mi hanno urinato addosso.
Sono stato lasciato in mezzo alla foresta in fin di vita, dopo numerose umiliazioni.
Ho passato molto tempo in ospedale.
Io so che qualche infermiera si è sentita male nel vedere come era ridotto il mio ano.
Io perso molto sangue e ho riportato lacerazioni che ancora non sono completamente guarite.
Il controllo sfintericoè stato severamente compromesso, ed anche dopo due operazioni ho avuto difficoltà a defecare per anni.
E' dura per una ragazzo di quindici anni aver bisogno di qualcuno che ti aiuta con il catetere per andare in bagno.
Anche oggi non riesco ancora a espletare i miei bisogni fisiologici senza difficoltà.
I miei amici mi hanno aiutato in tutti i modi: a loro devo la vita e la dignità che ho riguadagnato nel tempo.
Io ho molta paura del futuro, soprattutto delle persone che incontrerò. Io so che non tutti capiscono, io so che molti pensano che io sono omosessuale ed ho avuto quello che meritavo.
A scuola, negli anni successivi lo stupro, sono stato preso in giro e vessato dai bulletti più grandi.
Io non sono mai riuscito a stare con una ragazza, ma io vorrei tanto costruirmi una famiglia ed amare una donna.
In alcuni giorni io sono più sereno e io ho speranza. In altri giorni io mi sento ancora come quel giorno terribile, in cui la mia vita è stata spezzata.
Ho voluto raccontare la mia storia perché so che tanti ragazzi hanno vissuto un dramma simile e non riescono a parlarne.
Negli stati Uniti lo stupro sui maschi è oggetto di studi e terapie specifiche. ci sono inoltre numerosi siti dove le vittime possono confrontarsi e superare imbarazzi e paure.
In Italia c'è troppo silenzio attorno alla violenza sessuale sugli uomini sui ragazzi. Ma il silenzio è una violenza che si aggiunge alla violenza, perché non ci permette di superare la vergogna e la paura.
Noi siamo vittime, non siamo colpevoli di nulla e non siamo meno uomini degli altri uomini.
L'omosessualità non c'entra con l'aver subito una violenza sessuale.
io sono dovuto andar via dal mio paese perché soltanto qui avevo la possibilità di stare con le persone che mi hanno aiutato e di allontanarmi dai luoghi che mi ricordavano la mia tragedia.
qui in questo paese ci sono terapisti fantastici che mi seguono, ma la cultura è ancora troppo intessuta di pregiudizi.
io desidero dire alle persone come me che non devono arrendersi, che non devono tacere e devono avere il coraggio di denunciare quello che hanno subito.
Io dopo lo stupro volevo soltanto morire.
Ho trascorso anni terribili in cui mi tagliavo e ho tentato il suicidio due volte.
Oggi sono felice di essere vivo perché questa è la vendetta migliore verso i miei fratelli, che comunque sono stati condannati a parecchi anni di carcere.
Non permettete a questi mostri di impadronirsi delle vostre vite.
si può andare avanti.
Dio vi benedica.
Danny


La nostra risposta:
Ciao,
ho letto con attenzione il racconto della tua vita e comprendo pienamente quanta sofferenza hai subito ma anche quanta forza, adesso, hai dentro di te... Continua la tua vita con dignità e allontana il più possibile dalla tua mente le brutture che hai subito. Sicuramente adesso se qualcuno di loro provasse ad abusare di te non ci riuscirebbe perché sei un uomo maturo sotto tutti gli aspetti e sapresti quale azione intraprendere. Grazie per la condivisione e abbi fiducia perché ringraziando Dio non tutti gli uomini sono di quella pasta."

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