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Record di sfiga, di ignavia o di depressione?

di Stefano, prov. Padova
Carissima Monica,
vi scrivo per mettervi al corrente della conquista da parte mia di un particolarissimo record.
Innanzi tutto mi presento, sono Stefano e nel momento che leggerete questa mia sarò ventiquattrenne.
Sono un affezionato lettore di Totem da alcuni anni e, se permettete una critica, lo preferirei con più fumetti e più pagine di Confessioni.
Perché possiate capire meglio faccio una piccola premessa. Io non ho mai avuto la possibilità di instaurare un’amicizia epistolare, avere cioè un’amica di penna. Sicuro che possa essere una cosa interessante e costruttiva mi sono dato da fare e dove trovare delle persone intelligenti che si discostano dalla massa se non tra le stesse lettrici di Totem? Così, armato di carta e penna, mi sono dato da fare e nell’arco di due anni ho scritto quattro lettere rispondendo ad altrettante confessioni. In queste non ho fatto altro che raccontare me stesso, le mie idee, sogni e aspirazioni, solo magari una risposta.
E qui veniamo al punto, cioè al record.
Bene, totale lettere scritte: 4.
Totale risposte ricevute: 0.
Conclusione: insuccesso del 100%.
Io non critico costoro che non mi hanno risposto, ognuno è libero di fare quel che vuole e se loro hanno ritenuto fosse giusto così mi adeguo di buon grado, senza però fare a meno di provare una certa delusione ed amarezza.
Si, perché a questo punto è chiaro che sarò io che sbaglio qualcosa, e (considerando che non ho scritto niente di particolarmente terribile) credo di aver capito cosa. L’unico legame che queste lettere possono avere tra loro è la sincerità con la quale le ho scritte, mettendo in evidenza lati di me che magari possono non piacere ma che fanno per sempre parte della mia personalità.
Sarebbe facile costruirsi una maschera e farsi vedere come gli altri vogliono vederci, ma non credo sia giusto e mai lo farò. Considero fondamentale essere accettati per quello che si è, nonostante tutto.
Sbaglio io o sbagliano gli altri? Questo è il mio dilemma e a voi l’ardua sentenza.
Nel frattempo vi saluto e se anche voi decidete di non rispondermi, non vi preoccupate, non farete altro che aumentare il mio già considerevole record.
Prima di lasciarvi definitivamente volevo farvi leggere queste due righe buttate giù in un momento molto felice:
Disperazione, angoscia, tristezza,
questi sintomi per una stessa emozione.
Soli è bello, soli è libertà, soli è morte.
Il pianto non anima,
lo si invoca quasi fosse una liberazione.
La vita continua, Eddy mi guarda,
io guardo Eddy,
buie immagini in quegli occhi vuoti.
Tengo duro, non so per quanto.
Ora dormo.


La nostra risposta:
Caro Stefano,
certo che non ti sei ammazzato di fatica. Quattro lettere in due anni fanno due all’anno, una ogni sei mesi. Prendiamo a campione la lettera che hai scritto a noi: due facciate di trenta righe ciascuna. Due pagine: una pagina ogni tre mesi. Trenta righe a pagine: una riga ogni tre giorni. Ogni riga una media di nove parole: tre parole al giorno. Sei caratteri per parola: togliendo le ore di sonno, hai impiegato un’ora per scrivere una lettera... no, non una lettera con foglio e busta, un’ora per scrivere una lettera dell’alfabeto!
Un po’ poco come impegno nel trovare un’amicizia. Di molti lettori ci sono passate diecine e diecine di lettere indirizzate a lettrici, prima di riceverne una che ci raccontava di un incontro fortunato, amore o amicizia che fosse. Tu pretendevi un po’ troppo pensando di dare una svolta alla tua vita con quattro parti epistolari.
E sbagli anche nell’attribuire la colpa delle mancate risposte alla tua sincerità. Credi che se tu avessi scritto di essere alto, biondo, ricco, ottimista, simpatico e con un membro enorme, ti avrebbero risposto? Proprio no, temo. Non avresti scritto alle ragazze adatte.
No, se non hai trovato nessuno che ti ha risposto (certo, tenendo presente anche il fatto che le tue lettere, a giudicare dalla tua poesia, non devono essere state il massimo dell’allegria) è perché hai cercato poco. Potevi essere sempre sincero, ma con un po’ d’ironia, e potevi sprecarti di più.
"La gattina presciolosa fece i figli ciechi", non so che c’entri, ma mi è venuta in mente. Pensaci tu. Ma temo che tu ti prenda troppo sul serio per farlo.

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